FISCO, altro stop a cartelle e accertamenti

Cartelle esattoriali e accertamenti fiscali pronto un altro mese di stop. Lo ha fatto sapere venerdì sera il ministero dell’Economia e delle finanze chiarendo che è in fase si completamento un provvedimento che slitterà le scadenze fino al 31 maggio 2021.
Attualmente il termine è fissato al 30 aprile 2021 dal “decreto sostegni” più precisamente dall’art. 4 del decreto-legge n. 41/2021.

Ex Equitalia, condono fino al 2015, per cartelle fino a 10 mila euro e con redditi superiori.

Comincia la battaglia sul condono dei debiti ex Equitalia. La Lega non ci sta sulla soglia dei 5.000 euro e chiede di raddoppiarla, inoltre vorrebbe estendere il beneficio ai contribuenti con reddito fino a 50.000 euro.

Forza Italia, anche se Silvio Berlusconi preoccupa il mondo politico con il suo stato di salute, è ferma sulle sue posizioni e chiede che il condono comprenda anche i contribuenti con dichiarazione fino a 40.000 euro.

Inifne il M5S. Il partito non partito, diventato struttura partitica a tutti gli effetti, che mai avrebbe governato con le caste e che sostiene il Governo dell’ex Bce MARIO DRAGHI, garante del sistema bancario, lo stesso movimento che al governo con Salvini frenò l’iniziativa sui condoni riducendola al minimo, oggi chiede di estendere il condono alle cartelle iscritte al ruolo fino al 2015.

Insomma, confusione politica a parte, è chiaro a tutti che a pagare il prezzo di questa pandemia non possono essere solo imprenditori e famiglie.

Il Governo e le istituzioni devono fare un passo indietro e restituire respiro all’economia favorendo la ripartenza.

Come sempre contrari PD e Leu. Le previsioni vanno però a loro favore. Non dimentichiamo che nonostante siano usciti sconfitti dalle urne, oggi grazie ad un incredibile gioco di ipnotismo, governano a pieno titolo e sono in grado di ostacolare qualunque iniziativa che provenga da Lega e 5 Stelle (che avevano vinto le elezioni e governavano soli)

Attenzione però, inizia il countdown per la conversione in legge del DL Sostegni, che deve avvenire entro il 21 maggio, solo allora sapremo come andrà a finire.

Se nel 2020 i bonus hanno conquistato la scena, nel 2021 il vero protagonista si conferma l’indicatore di reddito ISEE.

Il valore ISEE, infatti, serve non solo per ottenere alcuni bonus 2021 come quello legato alla connettività e agli occhiali e lenti a contatto ma anche per l’assegno universale, il cui esordio è previsto a luglio di quest’anno.

Dovrebbero farlo tutti.
È un parametro che permette di valutare la condizione economica delle famiglie tenendo conto del reddito, patrimonio e caratteristiche del nucleo familiare.

Abbiamo utilizzato l’ISEE per le rette delle mense scolastiche dei nostri figli, per gli asili nido, per l’assegno di maternità, il bonus bebè, le prestazioni scolastiche (libri scolastici, borse di studio, etc) ma anche per tutta una serie di prestazioni economiche assistenziali che vanno dalle agevolazioni per i servizi di pubblica utilità (bollette di luce, acqua, gas e telefono) al Reddito di cittadinanza.

Da quest’anno l’ISEE 2021 servirà soprattutto a sostenere una rivoluzione nel campo delle misure a sostegno delle famiglie: dall’assegno unico per i figli a carico in vigore dal 1° luglio 2021, agli incentivi per l’acquisto di un auto ecologica.

50 milioni di cartelle esattoriali in arrivo per famiglie e imprese

In questi giorni arriveranno le notifiche di accertamento e tutti i provvedimenti impositivi emessi nel 2020. Ai contribuenti verranno recapitati tutti gli avvisi di pagamento scaduti tra l’8 marzo ed il 31 dicembre 2020. A comunicarlo è stata la stessa Agenzia delle Entrate, che ha provveduto a spiegare le modalità con le quali gestirà questa operazione.
Saranno quindi circa 50 milioni di cartelle, coinvolgeranno 9 milioni di persone e partiranno in ordine cronologico.
A chiarirlo è stato Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate.

Ex Equitalia, PD e Leu contro il condono

Finisce male la speranza di ripresa da parte di milioni di famiglie e piccoli imprenditori soffocati dal covid-19, mentre la lotta alla crisi aveva già lasciato le sue vittime sul campo.

A rimetterci come al solito sono le persone che non possono farcela

Dall’altra parte la grande industria continua a godere di sconti e incentivi, così come le banche che tra una legge e l’altra raccolgono i soliti “regalini”.

Uno per tutti? La soglia sull’utilizzo del contante, che scende a 1000 euro e costringe ancora una volta il contribuente a chiedere i propri servizi a banche con cui talvolta non vuole niente a che fare.

Insomma, lobby e banche a parte, secondo i calcoli pubblicati dal Sole 24ore, con la chiusura al 2010 (e non al 2015) e l’esclusione dei redditi sopra i 30mila euro, verranno cancellate “solo” 16 milioni di cartelle esattoriali e non 61 milioni come sembrava in un primo momento.

Conti alla mano resteranno fuori tre cartelle su quattro rispetto alle prime intenzioni.

Per questo lo scontro politico è aperto, anzi è appena cominciato, anche se conosciamo già il vincitore.

Lega e Forza Italia tornano all’attacco sparando colpi a “salve” , forse per raggranellare qualche consenso, e per loro “occorre fare di più”. Dal Pd arriva, però, un netto stop a qualsiasi ipotesi di modifiche.

M5S ormai incapace di farsi valere e Lega “compagna”  di governo con PD e Leu si sono sottomesse alla forza eterna del PD, che oggi più che mai mette in prima linea l’intamontabile Letta che, in barba al “rottamatore? fiorentino” porta tutti a fare un salto nel passato.

Andiamo avanti, in questo caso possiamo dire nulla di nuovo, nulla è cambiato.

Come si dice, “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”

Nuovo saldo e stralcio ex Equitalia

Alla fine è stato confermato lo stralcio delle cartelle fino a 5.000 euro, che tuttavia sarà limitato ai carichi affidati dal 2000 al 2010 ed esclusivamente per i contribuenti con redditi fino a 30.000 euro.

In favore delle partite IVA che hanno subito un calo di fatturato pari almeno al 30 per cento nel 2020, rispetto al 2019, viene inoltre introdotta la sanatoria degli avvisi bonari relativi agli anni 2017 e 2018.

Nulla di particolarmente importante nonostante le numerosissime e fuorvianti notizie che circolavano da mesi in rete.

Gli esperti definiscono questo provvedimento come un atto dovuto per alleggerire il carico inesigibile che rallentava il lavoro dell’ AER.

Nessun respiro quindi, loscopo è quello di rendere il lavoro del riscossore più snello ed efficacie.

Le limitazioni sono state imposte da PD e Leu che dopo una lunga trattativa sono riusciti ad evitare le molto più ampie richieste, di M5S e la Lega di Salvini, che chiedevano la cancellazione quasi totale per dare respiro ad imprese e famiglie colpite dalla pandemia.

Prime case e partite iva sotto attacco

Ci siamo! È tornato più pesante che mai, al centro dell’attenzione politica ed economica, uno degli argomenti più sentiti in Italia. Ad essere preso di mira è il settore immobiliare, da sempre antagonista del ramo finanziario in tema di risparmio e investinenti.
A sferrare gli attacchi sono i rappresentanti del del sistema bancario.
Non a caso ad esporsi è stato Vincenzo Visco durante la sua decisa risposta in una audizione dell’1 febbraio davanti alle commissioni Finanze di Camera e Senato. Quest’ultimo, innanzi tutto, ha tirato in ballo il regime forfettario, dichiarando che la detassazione e la mancata applicazione dell’iva, delle addizionali irpef regionali e comunali avrebbe creato una discriminazione con i lavoratori dipendenti con lo stesso reddito.
Peccato però che l’ex ministro ha fatto finta di non considerare la profonda differenza, in termini di tutela e assistenza, che grava contro l’esercito delle partite iva. Infatti i possessori non godono di periodi di malattia, non ricevono sostegni di tipo economico come gli assegni familiari o la NASPI, non possono godere di ferie, riposi e festività retribuite e in qualità di imprenditori portano avanti la loro attività mettendo a rischio le loro personali risorse economiche, magari proprio per crearsi quel lavoro che non hanno trovato come dipendenti.
Finiti gli attacchi ai lavoratori autonomi lo stesso Visco ha puntato il dito contro il settore immobiliare, da sempre investimento e area di risparmio degli italiani a scapito del mercato finanziario.
Visco ha attaccato il settore immobiliare definendolo “sottotassato nel nostro ordinamento”, cominciando da “l’abitazione principale”. Secondo l’ex ministro del Tesoro la presunta sottotassazione “determina un aumento artificiale del valore degli immobili e un indebito arricchimento dei proprietari” infine “una distorsione degli investimenti delle famiglie che penalizza gli investimenti in altri settori”, ovviamente si riferiva appunto al mercato finanziario.
Viste le premesse sono certo che il prossimo Presidente del Consiglio sarà proprio l’esponente più illustre e storico del sistema bancario, Mario Draghi.
Se così fosse, come sembra, l’Italia finirebbe definitivamente in mano ai banchieri? Forse si, alla faccia di tutti gli elettori che hanno sostenuto politici, che a caccia di voti, si schieravano spudoratamente e apertamente contro i poteri forti.

Legge di Bilancio 20/21, primo via libera del CDM, confermato l’assegno unico

Il Consiglio dei Ministri dà il via libera alla prima versione della Legge di Bilancio 2021. Tra le novità fiscali: creazione di un Fondo per la riforma fiscale, assegno unico per i figli a carico, abolizione dal 2022 dell’esterometro, proroga dei bonus casa, proroga del bonus bebè, proroga della cassa integrazione, novità sulle pensioni.

Pace fiscale e sanatoria. Rinviare subito le scadenze

La situazione attuale, paragonabile a quella che potremmo vivere con una guerra in corso, che sta riducendo sul lastrico milioni di famiglie.

In questo momento la pace fiscale e la rottamazione rischiano di fallire e di mancare i risultati che le istituzioni e i contribuenti volevano raggiungere per mezzo dell’adesione.

Il Governo deve intervenire.

È assurdo che nel Decreto Ristori e nel Ristori Bis, tra le scadenze prorogare non si richiami quella del 10 dicembre, termine entro il quale occorre riprendere il pagamento delle rate della rottamazione e del saldo a stralcio.

Se non si assumono immediatamente provvedimenti gli Italiani rischiano di vanificare il loro tentativo di mettersi in regola con i debiti arretrati.

Non è possibile e non sarebbe responsabile, il Governo non può permetterlo.

 

Contributi 5 per mille per associazioni sportive, come ottenerli

Le ASD, “che svolgono una rilevante attività di interesse sociale, nella cui organizzazione è presente il settore giovanile e che sono affiliate agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI, possono essere destinatarie del cinque per mille dell’IRPEF.

Le associazioni che possono beneficiare dei contributi  si ritrovano nell’elenco dei destinatari del cinque per mille contenuto nel 1° comma dell’art. 3 del Decreto Legislativo n° 111 del 2017, precisamente alla lettera e) di esso. Le società sportive dilettantistiche – SSD sono invece escluse.

Per beneficiarne occorre che i contribuenti, con la compilazione del modello 730, vadano ad indicare a quale associazione vogliono destinare il 5 per 1000.

Ovviamente tali associazioni devono ottenere l’accreditamento.

L’art. 1 del DPCM del 23 Luglio 2020, ha confermato che queste associazioni sono quelle che svolgono prevalentemente una di queste attività:

  • avviamento e formazione allo sport dei giovani di età inferiore ai 18 anni;
  • avviamento alla pratica sportiva di persone di età non inferiore ai 60 anni;
  • avviamento alla pratica sportiva di soggetti svantaggiati in ragione delle loro condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari.

5 per mille ASD: come presentare domanda di accreditamento

Le modalità sono indicate col Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 23 Luglio 2020, adottato di concerto coi Ministri dell’economia e del lavoro, come previsto dagli artt. 4, 5 e 6 del Dlgs 111/2017. Attenzione però, gli enti beneficiari del contributo non possono utilizzare i contributi per recuperare le spese sostenute per le campagne di sensibilizzazione indirizzate ai contribuenti, pena il recupero delle somme utilizzate.

L’art. 2 del DPCM prevede che le ASD aspiranti beneficiarie debbano accreditarsi presso il CONI, l’Amministrazione che li eroga.

La domanda deve essere presentata telematicamente allo stesso CONI  direttamente sul sito  web entro il 10 Aprile di ogni anno, a partire dal 2021. 

Il modulo della domanda di iscrizione consiste in  un’autocertificazione contenente:

  1. la denominazione, la sede legale e il codice fiscale dell’ente;
  2. la sua costituzione ai sensi dell’art. 90 della Legge n° 289 del 1992 (trattata nel Sottoparagrafo 1.3 di questo capitolo);
  3. il possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal CONI;
  4. l’affiliazione ad una Federazione sportiva nazionale o ad una disciplina sportiva associata o ad un ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI;
  5. la presenza, nell’ambito dell’organizzazione, del settore giovanile;
  6. l’effettivo svolgimento in via prevalente di attività di avviamento e formazione allo sport dei giovani di età inferiore a 18 anni ovvero di avviamento alla pratica sportiva di persone di età non inferiore ai 60 anni o di soggetti  svantaggiati in ragione delle loro condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari.

Entro il 20 Aprile 2021 il CONI pubblica sul suo sito web l’elenco dei beneficiari del cinque per mille che si sono iscritti nei termini.

Entro il 30 dello stesso mese il legale rappresentante può chiedere la rettifica di eventuali errori di iscrizione.

Il CONI, entro il 10 Maggio 2021 pubblica l’elenco degli enti iscritti con le variazioni apportate indicando per ognuno la denominazione, la sede legale ed il codice fiscale.

Pubblicazione elenco iscritti sul sito del CONI

Il CONI forma l’elenco permanente e lo pubblica sul suo sito web entro il 31 Marzo di ogni anno (a partire quindi dal 2022). Quest’elenco è aggiornato annualmente.

Il rappresentante legale dell’ASD beneficiaria ha l’obbligo di comunicare al CONI ogni variazione che possa influire sul diritto del mantenimento dei requisiti necessari per l’iscrizione.

Il CONI effettua i controlli sugli iscritti agli elenchi per verificare il possesso/mantenimento dei requisiti e li trasmette all’Agenzia delle Entrate ai fini del riparto delle somme.

Entro sette mesi, scaduto il termine per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi, l’Agenzia delle Entrate pubblica sul proprio sito web gli elenchi degli enti ammessi od esclusi dal beneficio con l’indicazione delle scelte attribuite dai contribuenti e dei relativi importi.

Attenzione però.

L’ente beneficiario che ha interrotto l’attività prima dell’erogazione del contributo per il diritto.

Per ottenere il pagamento del contributo, i beneficiari hanno l’obbligo di comunicare entro il 31 dicembre del 2° anno successivo a quello dell’impegno di comunicare all’Agenzia delle Entrate il conto corrente dove devono essere depositati i fondi. Per esempio se i fondi provengono dalle dichiarazioni dell’anno 2021 il conto corrente deve essere depositato entro il 31 dicembre 2023, pena la perdita del diritto di ricevere i contributi.

le associazioni che hanno ricevuto contributi superiori a 20.000 euro devono redigere la rendicontazione ed inviarla agli enti preposti. le associazioni che hanno ricevuto contributi inferiori devono comunque redigere la rendicontazione e conservarla per 10 anni.

La rendicontazione deve essere pubblicata entro 30 giorni ed entro i 7 giorni successivi ne deve essere data comunicazione all’amministrazione. Qualora non si procedesse con tale obbligo il beneficiario potrebbe ricevere una diffida. Se entro il termine successivo di 30 giorni non si procede con la pubblicazione l’amministrazione potrebbe comminare una sanzione amministrativa pari al 25% del contributo ricevuto.

L’Amministrazione erogatrice dei contributi derivanti dal cinque per mille deve, entro 90 giorni dall’erogazione del contributo, pubblicare sul proprio sito web gli elenchi degli enti beneficiari delle erogazioni con l’indicazione del relativo importo e della data di erogazione, nonché il link al rendiconto pubblicato sul sito web dell’ente beneficiario. Questo link va pubblicato entro 30 giorni dall’acquisizione delle informazioni di cui abbiamo parlato in precedenza.