RDC e assegno unico compatibili?

Rispondiamo ai nostri lettori che ci hanno scritto dalla pagina principale del nostro www.giornalecaf.it

La domanda è, assegno unico per i figli e reddito di cittadinanza sono compatibili?

La risposta è si, ma a quanto pare non si sommeranno tra loro.

L’assegno unico per i figli infatti è compatibile con il Reddito di Cittadinanza e con altre misure in denaro erogate da regioni, comuni e altri enti a favore dei figli. Nello specifico l’INPS corrisponde l’assegno per i figli contemporaneamente al RDC, SOTTRAENDO ALL’IMPORTO DELL’ASSEGNO PER I FIGLI LA CIFRA EROGATA A TITOLO DI REDDITO DI CITTADINANZA.

Ma non è finita. Per quanto riguarda l’assegno unico gli importi non saranno soggetti a limiti di spesa come invece accade per il reddito di cittadinanza.

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Bonus BABY SITTING, richieste online

INPS comunica che il Bonus baby-sitting è attivo e può essere usato il servizio online per farne richiesta. Il bonus, fino a cento euro a settimana, è erogato per l’acquisto di servizi di baby-sitting o di servizi integrativi per l’infanzia. Può essere utilizzato fino al 30 giugno 2021. Verrà erogato mediante il Libretto Famiglia, o in alternativa direttamente al richiedente, per la comprovata iscrizione ai centri estivi, ai servizi socio-educativi territoriali, ai centri con funzione educativa e ricreativa e ai servizi integrativi o innovativi per la prima infanzia. In quest’ultimo caso, il bonus è incompatibile con il cosiddetto bonus asilo nido.

Ex Equitalia, condono fino al 2015, per cartelle fino a 10 mila euro e con redditi superiori.

Comincia la battaglia sul condono dei debiti ex Equitalia. La Lega non ci sta sulla soglia dei 5.000 euro e chiede di raddoppiarla, inoltre vorrebbe estendere il beneficio ai contribuenti con reddito fino a 50.000 euro.

Forza Italia, anche se Silvio Berlusconi preoccupa il mondo politico con il suo stato di salute, è ferma sulle sue posizioni e chiede che il condono comprenda anche i contribuenti con dichiarazione fino a 40.000 euro.

Inifne il M5S. Il partito non partito, diventato struttura partitica a tutti gli effetti, che mai avrebbe governato con le caste e che sostiene il Governo dell’ex Bce MARIO DRAGHI, garante del sistema bancario, lo stesso movimento che al governo con Salvini frenò l’iniziativa sui condoni riducendola al minimo, oggi chiede di estendere il condono alle cartelle iscritte al ruolo fino al 2015.

Insomma, confusione politica a parte, è chiaro a tutti che a pagare il prezzo di questa pandemia non possono essere solo imprenditori e famiglie.

Il Governo e le istituzioni devono fare un passo indietro e restituire respiro all’economia favorendo la ripartenza.

Come sempre contrari PD e Leu. Le previsioni vanno però a loro favore. Non dimentichiamo che nonostante siano usciti sconfitti dalle urne, oggi grazie ad un incredibile gioco di ipnotismo, governano a pieno titolo e sono in grado di ostacolare qualunque iniziativa che provenga da Lega e 5 Stelle (che avevano vinto le elezioni e governavano soli)

Attenzione però, inizia il countdown per la conversione in legge del DL Sostegni, che deve avvenire entro il 21 maggio, solo allora sapremo come andrà a finire.

Se nel 2020 i bonus hanno conquistato la scena, nel 2021 il vero protagonista si conferma l’indicatore di reddito ISEE.

Il valore ISEE, infatti, serve non solo per ottenere alcuni bonus 2021 come quello legato alla connettività e agli occhiali e lenti a contatto ma anche per l’assegno universale, il cui esordio è previsto a luglio di quest’anno.

Dovrebbero farlo tutti.
È un parametro che permette di valutare la condizione economica delle famiglie tenendo conto del reddito, patrimonio e caratteristiche del nucleo familiare.

Abbiamo utilizzato l’ISEE per le rette delle mense scolastiche dei nostri figli, per gli asili nido, per l’assegno di maternità, il bonus bebè, le prestazioni scolastiche (libri scolastici, borse di studio, etc) ma anche per tutta una serie di prestazioni economiche assistenziali che vanno dalle agevolazioni per i servizi di pubblica utilità (bollette di luce, acqua, gas e telefono) al Reddito di cittadinanza.

Da quest’anno l’ISEE 2021 servirà soprattutto a sostenere una rivoluzione nel campo delle misure a sostegno delle famiglie: dall’assegno unico per i figli a carico in vigore dal 1° luglio 2021, agli incentivi per l’acquisto di un auto ecologica.

Bonus mobili, come chiederlo e requisiti

COME FUNZIONA E CHI NE HA DIRITTO?
Anche per il 2021 il c.d. “Bonus Mobili” è stato confermato.
In particolare, la detrazione IRPEF del 50% sulla spesa massima di € 16.000 può essere fruita da parte dei soggetti che effettueranno fino al 31 Dicembre 2021 spese per l’acquisto di mobili e/o grandi elettrodomestici della categoria A+ (A per i forni) finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di interventi di recupero del patrimonio edilizio iniziati a decorrere dall’1.1.2020.
La detrazione va ripartita tra gli aventi diritto in 10 quote annuali di pari importo.
Per usufruire dell’agevolazione è necessario che la data di inizio lavori sia anteriore a quella in cui sono sostenute le spese per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici. La data di avvio lavori, potrà essere provata dalle eventuali abilitazioni amministrative o comunicazioni richieste dalle norme edilizie, dalla comunicazione preventiva all’Asl (indicante la data di inizio dei lavori).
Nell’importo delle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici possono essere considerate anche le spese di trasporto e di montaggio dei beni acquistati, purché le spese stesse siano state sostenute con le modalità di pagamento richieste per fruire della detrazione (bonifico, carte di credito o di debito).
Per ottenere la detrazione occorre effettuare i pagamenti con bonifico, carta di debito o credito (per tracciare la transazione), inoltre ci deve essere corrispondenza tra il totale pagato e l’importo della fattura relativa. NON è consentito, invece, pagare con assegni bancari, contanti o altri mezzi di pagamento.

QUALI DOCUMENTI SERVONO?
– l’attestato di pagamento: ricevuta del bonifico, ricevuta di avvenuta transazione (per i pagamenti con carta di credito o di debito), documentazione di addebito sul conto corrente;
– le fatture di acquisto dei beni, riportanti la natura, la qualità e la quantità dei beni e dei servizi acquisiti.

HO DIRITTO AL BONUS MOBILI, COSA DEVO FARE?
In fase di acquisto, devi indicare i dati per la fatturazione e il Codice Fiscale. Se NON vengono inseriti subito i dati di fatturazione o codice fiscale NON è possibile poi modificare la fattura una volta emessa.
Attenzione: ci deve essere corrispondenza tra i dati dell’utente (intestatario fattura) e i dati del intestatario conto da cui si effettua il pagamento (conto corrente o delle carta).

>> Nel caso tu voglia pagare con Bonifico Bancario è necessario indicare nella Causale del bonifico la ragione sociale del venditore.

Soldi per chi finisce la naspi con il REM

L’articolo 12 del DL Sostegni prevede tre quote di REm da 400 euro, per un totale di 1.200 euro, per chi ha terminato tra il primo luglio 2020 e il 28 febbraio 2021 la NASpI o la Dis-Coll. Per il diritto a queste quote di REm, però, è necessario avere un ISEE massimo di 30mila euro.

Da sottolineare che rem e redditondi cittadinanza sono incompatibili.

 

Naspi e covid-19, anche con meno di 30 giornate

Naspi: nuovi requisiti nel decreto Sostegni per tutto il 2021

Circa 139.000 lavoratori con almeno 13 settimane di contribuzione nell’ultimo quadriennio, sono privi delle 30 giornate di lavoro negli ultimi dodici mesi, e quindi restano esclusi dalla possibilità di accedere alla NASPI.

Per questo sotto pandemia potrebbero cambiare le regole.

Secondo quanto previsto dall’art. 15, comma 1, della bozza attualmente in circolazione (il testo ufficiale non è ancora stato pubblicato):

per le NaSpI concesse a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 dicembre 2021 il requisito di cui all’art. 3 del decreto legislativo 22/2015, comma 1 lettera c) non trova applicazione.

Il requisito menzionato dal decreto Sostegni è relativo per l’appunto alle 30 giornate di lavoro effettuate negli ultimi 12 mesi.

La regola  quindi potrebbe venire temporaneamente  meno. Occorre attendere gli sviluppi.

Assegno Unico per i figli

L’Assegno Unico per i figli o universale, dovrebbe cominciare dal 1° luglio prossimo per i nuclei familiari con figli a carico fino al compimento del ventunesimo anno di età.

L’assegno unico e universale, che attende solo l’approvazione definitiva del Senato darà luogo alla graduale soppressione di alcune misure come l’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori, il bonus bebè e il premio alla nascita o all’adozione.

Il via dell’assegno unico e universale, probabilmente troverà applicazione dal 1° luglio 2021 ma attende ancora il via libera finale del Senato, a cui seguirà la pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale.
Ma la riforma prenderà corpo solo quando il Governo emanerà i decreti legislativi volti a riordinare, semplificare e potenziare, anche in via progressiva, le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l’assegno unico e universale, decreti che dovranno essere adottare entro un anno dall’entrata in vigore della legge delega.

Finalità e ambito di applicazione

Il beneficio economico sarà rconosciuto progressivamente a tutti i nuclei familiari con figli a carico al fine di favorire la natalità, di sostenere la genitorialità e di promuovere l’occupazione, in particolare femminile.
Attenzione però, occorre prima conseguire le relative risorse finanziarie che arriveranno in parte  dal “graduale superamento o dalla soppressione” di alcune importanti prestazioni e misure attualmente vigenti.

Assegno Unico per figli fino a 21 anni

L’assegno è riconosciuto mensilmente per:
– per ogni figlio nascituro a decorrere dal settimo mese di gravidanza;
– per ciascun figlio minorenne a carico;
– per ciascun figlio maggiorenne a carico e fino al compimento del ventunesimo anno di età purchè (si tratta di condizioni alternative) frequenti un percorso di formazione scolastica o professionale o un corso di laurea; svolga un tirocinio ovvero un’attività lavorativa limitata, con reddito complessivo inferiore a un determinato importo annuale; sia registrato come soggetto disoccupato e in cerca di lavoro presso un centro per l’impiego o un’agenzia per il lavoro; svolga il servizio civile universale;
– per ciascun figlio disabile anche dopo il compimento del ventunesimo anno di età, qualora risulti ancora a carico.

Chi potrà ottenerlo e requisiti

Intanto possono chiederlo entrambi i genitori, tra i quali viene ripartito in egual misura. In loro assenza, spetta a chi esercita la responsabilità genitoriale.
In caso di separazione legale ed effettiva, annullamento, divorzio l’assegno, se manca un accordo, viene erogato al genitore affidatario mentre, nel caso di affidamento congiunto o condiviso, l’assegno è ripartito in pari misura tra i genitori.
In caso di figlio maggiorenne a carico l’importo può essere corrisposto direttamente al figlio, su sua richiesta, al fine di favorirne l’autonomia.
I genitori (o gli altri richiedenti) devono essere possedere cumulativamente i seguenti requisiti:
– avere la cittadinanza italiana o essere cittadini comunitari, o un suo familiare, con diritto di soggiorno o diritto di soggiorno permanente, ovvero essere cittadini extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o del permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricerca, di durata almeno annuale;
– essere soggetti al pagamento dell’imposta sul reddito in Italia;
– essere residenti e domiciliati, con i figli a carico, in Italia per l’intera durata del beneficio;
– essere stato o essere residente in Italia per almeno due anni, anche non continuativi, ovvero essere titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, o a tempo determinato di durata almeno biennale.

Criteri di calcolo dell’assegno

Il beneficio è modulato sulla base della condizione economica del nucleo familiare, individuata attraverso l’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) o sue componenti, tenendo conto dell’età dei figli a carico e dei possibili effetti di disincentivo al lavoro per il secondo percettore di reddito nel nucleo familiare.
L’importo base in tal modo definito è soggetto a maggiorazioni in caso di figli successivi al secondo (dal terzo in poi) nonchè per le madri con meno di 21 anni.
L’Assegno Unico prevede inoltre varianti a favore dei figli disabili. La maggiorazione dell’assegno dovrà essere prevista secondo un’aliquota non inferiore al 30 per cento e non superiore al 50 per cento, per ciascun figlio con disabilità, rispettivamente minorenne o maggiorenne e di età inferiore a ventuno anni, con importo della maggiorazione graduato secondo le classificazioni della condizione di disabilità.
Ai figli disabili di età pari o superiore a ventuno anni, ancora a carico, non spetta invece alcuna maggiorazione.

Modalità di corresponsione

L’assegno è liquidato come credito d’imposta ovvero come erogazione mensile di una somma in denaro.
Se il nucleo familiare è titolare di reddito di cittadinanza o di pensione di cittadinanza l’assegno è corrisposto congiuntamente ad esso e secondo le modalità di erogazione del beneficio economico relativo al medesimo reddito (o pensione).

Prestazioni compatibili

L’assegno può essere erogato ai percettori del reddito di cittadinanza e della pensione di cittadinanza con prestazione rimodulata nell’ammontare complessivo in considerazione dei componenti di minore età presenti nel nucleo familiare.
L’assegno è compatibile anche con la fruizione di eventuali altre misure in denaro a favore dei figli a carico erogate dalle regioni, dalle province autonome di Trento e di Bolzano e dagli enti locali.
L’assegno non è considerato per la richiesta e per il calcolo delle prestazioni sociali agevolate, dei trattamenti assistenziali e di altri benefici e prestazioni sociali (previsti da altre norme) in favore dei figli con disabilità.
Le borse di lavoro volte all’inclusione o all’avvicinamento in attività lavorative di persone con disabilità non sono considerate ai fini dell’accesso all’assegno e per il calcolo dello stesso.

Prestazioni che saranno soppresse

Ecco alcune misure attualmente vigenti che molto probabilmente saranno soppresse:
· assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori;
· bonus bebè o assegno di natalità;
· premio alla nascita o all’adozione;
· Fondo di sostegno alla natalità (fondo rotativo inteso a favorire l’accesso al credito delle famiglie con uno o più figli, nati o adottati a decorrere dal 2017, mediante il rilascio di garanzie dirette, anche fideiussorie, alle banche e agli intermediari finanziari).
E, subordinatamente ad una più ampia riforma del sistema fiscale:
· detrazioni fiscali previste dall’articolo 12, commi 1, lettera c), e 1-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;
· assegno per il nucleo familiare, previsto dall’articolo 2 del decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153, nonché degli assegni familiari previsti dal testo unico delle norme concernenti gli assegni familiari, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1955, n. 797.

Legge di Bilancio 20/21, primo via libera del CDM, confermato l’assegno unico

Il Consiglio dei Ministri dà il via libera alla prima versione della Legge di Bilancio 2021. Tra le novità fiscali: creazione di un Fondo per la riforma fiscale, assegno unico per i figli a carico, abolizione dal 2022 dell’esterometro, proroga dei bonus casa, proroga del bonus bebè, proroga della cassa integrazione, novità sulle pensioni.

Contributi 5 per mille per associazioni sportive, come ottenerli

Le ASD, “che svolgono una rilevante attività di interesse sociale, nella cui organizzazione è presente il settore giovanile e che sono affiliate agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI, possono essere destinatarie del cinque per mille dell’IRPEF.

Le associazioni che possono beneficiare dei contributi  si ritrovano nell’elenco dei destinatari del cinque per mille contenuto nel 1° comma dell’art. 3 del Decreto Legislativo n° 111 del 2017, precisamente alla lettera e) di esso. Le società sportive dilettantistiche – SSD sono invece escluse.

Per beneficiarne occorre che i contribuenti, con la compilazione del modello 730, vadano ad indicare a quale associazione vogliono destinare il 5 per 1000.

Ovviamente tali associazioni devono ottenere l’accreditamento.

L’art. 1 del DPCM del 23 Luglio 2020, ha confermato che queste associazioni sono quelle che svolgono prevalentemente una di queste attività:

  • avviamento e formazione allo sport dei giovani di età inferiore ai 18 anni;
  • avviamento alla pratica sportiva di persone di età non inferiore ai 60 anni;
  • avviamento alla pratica sportiva di soggetti svantaggiati in ragione delle loro condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari.

5 per mille ASD: come presentare domanda di accreditamento

Le modalità sono indicate col Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 23 Luglio 2020, adottato di concerto coi Ministri dell’economia e del lavoro, come previsto dagli artt. 4, 5 e 6 del Dlgs 111/2017. Attenzione però, gli enti beneficiari del contributo non possono utilizzare i contributi per recuperare le spese sostenute per le campagne di sensibilizzazione indirizzate ai contribuenti, pena il recupero delle somme utilizzate.

L’art. 2 del DPCM prevede che le ASD aspiranti beneficiarie debbano accreditarsi presso il CONI, l’Amministrazione che li eroga.

La domanda deve essere presentata telematicamente allo stesso CONI  direttamente sul sito  web entro il 10 Aprile di ogni anno, a partire dal 2021. 

Il modulo della domanda di iscrizione consiste in  un’autocertificazione contenente:

  1. la denominazione, la sede legale e il codice fiscale dell’ente;
  2. la sua costituzione ai sensi dell’art. 90 della Legge n° 289 del 1992 (trattata nel Sottoparagrafo 1.3 di questo capitolo);
  3. il possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal CONI;
  4. l’affiliazione ad una Federazione sportiva nazionale o ad una disciplina sportiva associata o ad un ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI;
  5. la presenza, nell’ambito dell’organizzazione, del settore giovanile;
  6. l’effettivo svolgimento in via prevalente di attività di avviamento e formazione allo sport dei giovani di età inferiore a 18 anni ovvero di avviamento alla pratica sportiva di persone di età non inferiore ai 60 anni o di soggetti  svantaggiati in ragione delle loro condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari.

Entro il 20 Aprile 2021 il CONI pubblica sul suo sito web l’elenco dei beneficiari del cinque per mille che si sono iscritti nei termini.

Entro il 30 dello stesso mese il legale rappresentante può chiedere la rettifica di eventuali errori di iscrizione.

Il CONI, entro il 10 Maggio 2021 pubblica l’elenco degli enti iscritti con le variazioni apportate indicando per ognuno la denominazione, la sede legale ed il codice fiscale.

Pubblicazione elenco iscritti sul sito del CONI

Il CONI forma l’elenco permanente e lo pubblica sul suo sito web entro il 31 Marzo di ogni anno (a partire quindi dal 2022). Quest’elenco è aggiornato annualmente.

Il rappresentante legale dell’ASD beneficiaria ha l’obbligo di comunicare al CONI ogni variazione che possa influire sul diritto del mantenimento dei requisiti necessari per l’iscrizione.

Il CONI effettua i controlli sugli iscritti agli elenchi per verificare il possesso/mantenimento dei requisiti e li trasmette all’Agenzia delle Entrate ai fini del riparto delle somme.

Entro sette mesi, scaduto il termine per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi, l’Agenzia delle Entrate pubblica sul proprio sito web gli elenchi degli enti ammessi od esclusi dal beneficio con l’indicazione delle scelte attribuite dai contribuenti e dei relativi importi.

Attenzione però.

L’ente beneficiario che ha interrotto l’attività prima dell’erogazione del contributo per il diritto.

Per ottenere il pagamento del contributo, i beneficiari hanno l’obbligo di comunicare entro il 31 dicembre del 2° anno successivo a quello dell’impegno di comunicare all’Agenzia delle Entrate il conto corrente dove devono essere depositati i fondi. Per esempio se i fondi provengono dalle dichiarazioni dell’anno 2021 il conto corrente deve essere depositato entro il 31 dicembre 2023, pena la perdita del diritto di ricevere i contributi.

le associazioni che hanno ricevuto contributi superiori a 20.000 euro devono redigere la rendicontazione ed inviarla agli enti preposti. le associazioni che hanno ricevuto contributi inferiori devono comunque redigere la rendicontazione e conservarla per 10 anni.

La rendicontazione deve essere pubblicata entro 30 giorni ed entro i 7 giorni successivi ne deve essere data comunicazione all’amministrazione. Qualora non si procedesse con tale obbligo il beneficiario potrebbe ricevere una diffida. Se entro il termine successivo di 30 giorni non si procede con la pubblicazione l’amministrazione potrebbe comminare una sanzione amministrativa pari al 25% del contributo ricevuto.

L’Amministrazione erogatrice dei contributi derivanti dal cinque per mille deve, entro 90 giorni dall’erogazione del contributo, pubblicare sul proprio sito web gli elenchi degli enti beneficiari delle erogazioni con l’indicazione del relativo importo e della data di erogazione, nonché il link al rendiconto pubblicato sul sito web dell’ente beneficiario. Questo link va pubblicato entro 30 giorni dall’acquisizione delle informazioni di cui abbiamo parlato in precedenza.