Prime case e partite iva sotto attacco | Studio Bonanno

Prime case e partite iva sotto attacco

Ci siamo! È tornato più pesante che mai, al centro dell’attenzione politica ed economica, uno degli argomenti più sentiti in Italia. Ad essere preso di mira è il settore immobiliare, da sempre antagonista del ramo finanziario in tema di risparmio e investinenti.
A sferrare gli attacchi sono i rappresentanti del del sistema bancario.
Non a caso ad esporsi è stato Vincenzo Visco durante la sua decisa risposta in una audizione dell’1 febbraio davanti alle commissioni Finanze di Camera e Senato. Quest’ultimo, innanzi tutto, ha tirato in ballo il regime forfettario, dichiarando che la detassazione e la mancata applicazione dell’iva, delle addizionali irpef regionali e comunali avrebbe creato una discriminazione con i lavoratori dipendenti con lo stesso reddito.
Peccato però che l’ex ministro ha fatto finta di non considerare la profonda differenza, in termini di tutela e assistenza, che grava contro l’esercito delle partite iva. Infatti i possessori non godono di periodi di malattia, non ricevono sostegni di tipo economico come gli assegni familiari o la NASPI, non possono godere di ferie, riposi e festività retribuite e in qualità di imprenditori portano avanti la loro attività mettendo a rischio le loro personali risorse economiche, magari proprio per crearsi quel lavoro che non hanno trovato come dipendenti.
Finiti gli attacchi ai lavoratori autonomi lo stesso Visco ha puntato il dito contro il settore immobiliare, da sempre investimento e area di risparmio degli italiani a scapito del mercato finanziario.
Visco ha attaccato il settore immobiliare definendolo “sottotassato nel nostro ordinamento”, cominciando da “l’abitazione principale”. Secondo l’ex ministro del Tesoro la presunta sottotassazione “determina un aumento artificiale del valore degli immobili e un indebito arricchimento dei proprietari” infine “una distorsione degli investimenti delle famiglie che penalizza gli investimenti in altri settori”, ovviamente si riferiva appunto al mercato finanziario.
Viste le premesse sono certo che il prossimo Presidente del Consiglio sarà proprio l’esponente più illustre e storico del sistema bancario, Mario Draghi.
Se così fosse, come sembra, l’Italia finirebbe definitivamente in mano ai banchieri? Forse si, alla faccia di tutti gli elettori che hanno sostenuto politici, che a caccia di voti, si schieravano spudoratamente e apertamente contro i poteri forti.

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