Cassa integrazione e secondo lavoro, compatibili?

Se il lavoro intrapreso si svolge durante gli orari dell’attività per il quale è intervenuta la cassa integrazione è necessario sospendere il rapporto attivo.

Per sospendere il rapporto occorre inviare una raccomandata all’Inps, al proprio datore di lavoro e il Centro per l’Impiego, informandoli dell’inizio della nuova attività a tempo determinato.

Una volta terminato il nuovo rapporto, occorre comunicarne all’Inps la conclusione d, allegando documentazione idonea, la cessazione del contratto ogni altro documento utile a comprovare la cessazione della collaborazione. L’Inps, verificata la documentazione potrà ripristinare la cassa integrazione.

La mancata comunicazione  in forma cartacea,  all’Inps e all’impresa dalla quale si è cassa integrati, non comporta la decadenza della cassa integrazione se il rapporto di lavoro è a tempo determinato. Nel caso in cui si trattasse di un rapporto a tempo indeterminato, dopo il periodo di prova, il rapporto di lavoro con l’azienda di provenienza cessa definitivamente e non vi è più possibilità di rientrare in cassa integrazione.

Possibilità di cumulo

Nel caso in cui il lavoratore part-time cominciasse una nuova attività di lavoro, sempre part-time il cumulo non è vietato, purché gli orari del lavoro per cui si è cassintegrati non si sovrappongono agli orari della seconda attività.

 

RDC e assegno unico compatibili?

Rispondiamo ai nostri lettori che ci hanno scritto dalla pagina principale del nostro www.giornalecaf.it

La domanda è, assegno unico per i figli e reddito di cittadinanza sono compatibili?

La risposta è si, ma a quanto pare non si sommeranno tra loro.

L’assegno unico per i figli infatti è compatibile con il Reddito di Cittadinanza e con altre misure in denaro erogate da regioni, comuni e altri enti a favore dei figli. Nello specifico l’INPS corrisponde l’assegno per i figli contemporaneamente al RDC, SOTTRAENDO ALL’IMPORTO DELL’ASSEGNO PER I FIGLI LA CIFRA EROGATA A TITOLO DI REDDITO DI CITTADINANZA.

Ma non è finita. Per quanto riguarda l’assegno unico gli importi non saranno soggetti a limiti di spesa come invece accade per il reddito di cittadinanza.

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Condono 2021 ex Equitalia, entro il 20 giugno

Con la conversione in Legge sono scattati i 30 giorni per il decreto attuativo. Intanto il Sostegni-bis slitta al 30 giugno il termine per la sospensione delle notifiche.

Presto saranno resi noti i dettagli, regole e date per ottenere lo stralcio di tutti i ruoli affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010 e di importo fino a 5mila euro.

I 5 mila euro riguarderanno i singoli carichi che dovranno essere presi in considerazione uno ad uno.

Se quindi in una cartella sono sommati più più debiti, questi dovranno essere separati e cancellati automaticamente, se alla data del 23 marzo 2021,  non superano singolarmente  i 5mila euro.

Requisiti reddituali

Lo stralcio delle vecchie cartelle potranno ottenerlo i cittadini e le partite iva che nell’anno di imposta 2019 – dichiarazione dei redditi 2020 – non hanno superato un reddito imponibile pari a 30.000 euro.
Seguendo il filo logico del provvedimento, si dovrebbe considerare l’imponibile già al netto degli oneri deducibili, ossia quello su cui poi si applica l’aliquota che determina le imposte sui redditi. Inoltre nel calcolo dovrebbero sommarsi tutti i redditi percepiti dal singolo contribuente, ad esclusione dei redditi a tassazione separata
Stop alla notifica delle cartelle
Fino al 30 giugno, le cartelle fino a 5000 euro, non dovranno essere pagate e nemmeno notificate dall’Agenzia delle entrate. Il provvedimento resterà valido anche se l’amministrazione non approverà nei termini le regole sul condono delle cartelle da stralciare.

Omicidio del carabiniere Nestola: Cordoglio dall’associazione tributaristi italiani della liguria

Voglio esprimere il mio dolore per quanto accaduto a Silvano Nestola, ex maresciallo dei Carabinieri.

E’ stato brutalmente ucciso a colpi di arma da fuoco,  dopo cena, mentre tornava a casa in compagnia di suo figlio che aveva solo 10 anni. Ci auguriamo che il colpevole sia identificato e assicurato alla giustizia. Uno stato civile non dovrebbe mostrare alcuna pietà e reagire senza indugio per colpire duramente chiunque si macchi di tali crimini.

Di seguito riporto la notizia appresa e la sua fonte

fonte notizia: https://www.rainews.it/

fonte immagine: https://www.brindisireport.it/

Aveva finito di cenare nella casa di campagna di sua sorella e stava raggiungendo l’auto parcheggiata all’esterno, in compagnia di suo figlio di dieci anni, quando è stato raggiunto da una raffica di colpi d’arma da fuoco, quattro dei quali lo hanno colpito, uccidendolo. E’questa una prima ricostruzione dell’omicidio dell’ex maresciallo dei carabinieri Silvano Nestola, ucciso la scorsa notte da un uomo incappucciato alla periferia di Copertino (Lecce). Il killer è ricercato in tutto il Salento dove è caccia all’uomo.   A quanto si apprende, Nestola, che aveva 46 anni, stava raggiungendo l’auto con suo figlio quando ha sentito il rumore di alcuni colpi di arma da fuoco. A quel punto avrebbe detto al bambino di rientrare in casa mentre lui ha proseguito verso l’auto incontrando il suo assassino. Il killer prima di sparare sarebbe rimasto nascosto dietro il muro di cinta dove abita la sorella della villetta, protetto dalle tenebre e da una siepe piuttosto alta e fitta, l’omicida ha atteso che Nestola uscisse dall’abitazione in cui si era recato per la cena. L’auto di Nestola, una Toyota Yaris, è stata trovata crivellata di colpi.   Nestola era stato in servizio nel comando provinciale di Lecce fino allo scorso settembre e da allora era a riposo perché riformato. Al momento gli inquirenti ritengono poco probabile che l’omicidio possa essere collegato alla criminalità, e indagano anche nella vita privata dell’ex militare.

 

Dott. Guglielmo Bonanno

Associazione Tributaristi Italiani Liguria

Bonus BABY SITTING, richieste online

INPS comunica che il Bonus baby-sitting è attivo e può essere usato il servizio online per farne richiesta. Il bonus, fino a cento euro a settimana, è erogato per l’acquisto di servizi di baby-sitting o di servizi integrativi per l’infanzia. Può essere utilizzato fino al 30 giugno 2021. Verrà erogato mediante il Libretto Famiglia, o in alternativa direttamente al richiedente, per la comprovata iscrizione ai centri estivi, ai servizi socio-educativi territoriali, ai centri con funzione educativa e ricreativa e ai servizi integrativi o innovativi per la prima infanzia. In quest’ultimo caso, il bonus è incompatibile con il cosiddetto bonus asilo nido.

FISCO, altro stop a cartelle e accertamenti

Cartelle esattoriali e accertamenti fiscali pronto un altro mese di stop. Lo ha fatto sapere venerdì sera il ministero dell’Economia e delle finanze chiarendo che è in fase si completamento un provvedimento che slitterà le scadenze fino al 31 maggio 2021.
Attualmente il termine è fissato al 30 aprile 2021 dal “decreto sostegni” più precisamente dall’art. 4 del decreto-legge n. 41/2021.

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Ex Equitalia, condono fino al 2015, per cartelle fino a 10 mila euro e con redditi superiori.

Comincia la battaglia sul condono dei debiti ex Equitalia. La Lega non ci sta sulla soglia dei 5.000 euro e chiede di raddoppiarla, inoltre vorrebbe estendere il beneficio ai contribuenti con reddito fino a 50.000 euro.

Forza Italia, anche se Silvio Berlusconi preoccupa il mondo politico con il suo stato di salute, è ferma sulle sue posizioni e chiede che il condono comprenda anche i contribuenti con dichiarazione fino a 40.000 euro.

Inifne il M5S. Il partito non partito, diventato struttura partitica a tutti gli effetti, che mai avrebbe governato con le caste e che sostiene il Governo dell’ex Bce MARIO DRAGHI, garante del sistema bancario, lo stesso movimento che al governo con Salvini frenò l’iniziativa sui condoni riducendola al minimo, oggi chiede di estendere il condono alle cartelle iscritte al ruolo fino al 2015.

Insomma, confusione politica a parte, è chiaro a tutti che a pagare il prezzo di questa pandemia non possono essere solo imprenditori e famiglie.

Il Governo e le istituzioni devono fare un passo indietro e restituire respiro all’economia favorendo la ripartenza.

Come sempre contrari PD e Leu. Le previsioni vanno però a loro favore. Non dimentichiamo che nonostante siano usciti sconfitti dalle urne, oggi grazie ad un incredibile gioco di ipnotismo, governano a pieno titolo e sono in grado di ostacolare qualunque iniziativa che provenga da Lega e 5 Stelle (che avevano vinto le elezioni e governavano soli)

Attenzione però, inizia il countdown per la conversione in legge del DL Sostegni, che deve avvenire entro il 21 maggio, solo allora sapremo come andrà a finire.

730 a Genova gli appuntamenti si prendono on-line

La sicurezza corre su web, via telefono, e da oggi un noto portale ha dato il via al sistema di appuntamenti online.

Il portale in questione e caf365, che durante la pandemia si èattivato per primo con lo sopo di dare l’opportunità agli utenti di prendere appunatmenti da casa.

Il servizio è facile e immediato, basta compilare un modulo e si viene richiamati da un operatore.

In realtà e possibile scrivere alla piattaforma per fare anche le altre pratiche. La pagina in questione si trova a questo indirizzo.

www.caf365.it

Le segnalazioni ci dicono che il sistema è efficace.

www.caf365.it

ISEE – elenco documenti

Riportiamo di seguito i principali documenti, per ciascun componente del nucleo familiare, al fine di ottenere il calcolo dell’ISEE. Si ricorda che l’ISEE è un’autocertificazione, pertanto, il seguente elenco serve esclusivamente per permettere al dichiarante di recuperare le informazioni.

Dati anagrafici

  • Documento d’identità in corso di validità per il solo dichiarante e l’eventuale tutore/rappresentante legale;
  • Codice fiscale dei componenti il nucleo familiare, anche per il coniuge ed i figli a carico con diversa residenza;
  • Contratto di locazione registrato se il nucleo risiede in affitto.

 

Redditi relativi ai due anni precedenti la compilazione della DSU (se presentata nel 2018 – redditi 2016)

  • Modello 730 e/o modello unico, dichiarazione IRAP per gli imprenditori agricoli;
  • in caso non presentazione della dichiarazione dei redditi:
    • modello/i CU 2017 rilasciato dal datore di lavoro e/o dall’Ente pensionistico;
    • Certificazione attestante i compensi percepiti per prestazioni occasionali, da lavoro autonomo, etc…(es: venditori a domicilio, ritenuta d’acconto, etc…);
    • Certificazione/i relativa ai redditi esenti da imposta (esclusi i trattamenti erogati dall’INPS);
    • Certificazione/i relativa a trattamenti assistenziali, indennitari, previdenziali non soggetti ad IRPEF (esclusi i trattamenti erogati dall’INPS) erogati dalla pubblica amministrazione (es: minimo vitale);
    • Certificazione relativa ai redditi da lavoro dipendente prodotti all’estero;
    • Dichiarazione dei redditi per i redditi prodotti all’estero presentata nello stato estero (dai residenti all’estero iscritti all’AIRE).
  • Assegni di mantenimento per il coniuge e per i figli corrisposti e/o percepiti, per i figli anche in assenza di sentenza di separazione.

Patrimonio mobiliare relativo al 31/12 dell’anno precedente la compilazione della DSU (se presentata nel 2018 – saldo al 31/12/2017)

  • Depositi e c/c bancari e postali: saldo al 31/12 e giacenza media annua;
  • Titoli di stato, obbligazioni, certificati di deposito, buoni fruttiferi (per i quali va assunto il valore nominale);
  • Azioni o quote di investimento, partecipazioni azionarie in società italiane ed estere quotate, partecipazioni azionarie in società non quotate, masse patrimoniali;
  • Altri strumenti e rapporti finanziari;
  • Contratti di assicurazione, dai quali va assunto il valore dei premi versati alla data del 31/12;
  • Patrimonio netto per le imprese in contabilità ordinaria e valore delle rimanenze finali e del costo dei beni ammortizzabili per le imprese in contabilità semplificata.

Per tutte le tipologie di patrimonio posseduto è necessario indicare: identificativo rapporto, Codice Fiscale dell’operatore finanziario, data inizio e fine del rapporto finanziario solo se quest’ultimo è stato rispettivamente aperto o cessato in corso d’anno.
Patrimonio immobiliare relativo al 31/12 dell’anno precedente la compilazione della DSU (se presentata nel 2018– valore ai fini IMU/IVIE al 31/12/2017)

  • Rendita catastale dei fabbricati e reddito dominicale per i terreni agricoli, se non si conoscono i dati sono ricavabili dalle visure e/o altra certificazione catastale (atti notarili di compravendita, dichiarazione di successione, etc…);
  • Valore delle aree edificabili;
  • Quota capitale residua del mutuo (certificazione banca e/o piano di ammortamento);
  • Per gli immobili detenuti all’estero: documentazione attestante il valore ai fini IVIE;
  • Atto notarile di donazione di immobili (solo in caso di richiesta di prestazioni socio-sanitarie residenziali a ciclo continuativo)

Portatori di handicap

  • Certificazione dell’handicap comprendente la denominazione dell’ente, il numero del documento e la data del rilascio;
  • Rette pagate per il ricovero in strutture residenziali sostenute nell’anno precedente la presentazione della DSU (se presentata nel 2018 – spese sostenute nel 2017);
  • Spese pagate per l’assistenza personale (detratte/dedotte nell’ultima dichiarazione dei redditi presentata; non devono essere inserite le spese per colf/badante).

Autoveicoli e imbarcazioni di proprietà alla data di presentazione della DSU

  • Targa o estremi di registrazione al P.R.A. di autoveicoli e motoveicoli (di cilindrata pari o superiore a 500 cc) per ogni persona del nucleo familiare;
  • Targa o estremi di registrazione al R.I.D. di navi e imbarcazioni da diporto per ogni persona del nucleo familiare.

730 – elenco documenti

Documenti Necessari

Da presentare entro ……

  • Documento di identità valido;
  • Codice fiscale/tessera sanitaria del dichiarante, del coniuge e di tutti i familiari a carico compresi i figli residenti all’estero;
  • Dichiarazione dei redditi mod. 730 o Unico relativa all’anno precedente;
  • Deleghe di versamento/compensazione (modello F24) per l’anno 2017 relative alle imposte IRPEF, Addizionale Regionale/Comunale e Cedolare Secca;
  • Certificazione di disabilità del contribuente e/o dei familiari a carico;
  • Dati completi del datore di lavoro o ente pensionistico che effettuerà il conguaglio della dichiarazione;
  • Modello CU 2016 e ogni altra certificazione delle ritenute subite e dei redditi da lavoro dipendente e assimilati, da pensione e diversi, mobilità, disoccupazione, CIG, Co.co.co, assegni corrisposti dal coniuge separato, ecc.;
  • Visure catastali, successioni o atti notarili per redditi di terreni/fabbricati, eventuali contratti di locazione e canoni di affitto percepiti da immobili locati;
  • Cedolare Secca: raccomandata all’inquilino per l’opzione alla cedolare secca, mod. 69/Siria/RLI con cui è stato registrato il contratto di locazione o relativa proroga, modelli F24 relativi al pagamento degli acconti;
  • Contratti di locazione convenzionali, contratti di locazione stipulati da studenti universitari fuori comune, da giovani (età tra 20 e 30 anni), contratti di locazione legge 431/98 e contratti di locazione di alloggi sociali;
  • Fatture o ricevute relative a spese mediche generiche e specialistiche, spese per acquisto o affitto attrezzature sanitarie, analisi di laboratorio;
  • Farmaci acquistati senza prescrizione medica (medicinali da banco): “scontrino parlante” in cui devono essere specificati la natura, la quantità dei prodotti acquistati, il codice AIC (codice alfanumerico del prodotto), il codice fiscale del destinatario del farmaco;
  • Spese sanitarie e di assistenza specifica per portatori di handicap: fatture e certificazione relativa al riconoscimento dell’handicap da parte di una commissione medica pubblica;
  • Interessi passivi su mutui per acquisto abitazione principale: ricevute di pagamento delle rate di mutuo (interessi) pagate nel 2017, documentazione contributi pubblici percepiti nel 2017, contratto di acquisto e contratto di mutuo, spese notarili, spese per intermediazione immobiliare;
  • Interessi passivi su mutui per ristrutturazione/costruzione abitazione principale: ricevute delle rate pagate, contratto di acquisto dell’immobile e mutuo, concessione edilizia, fatture lavori;
  • Assicurazione vita e infortuni: contratti e quietanze di pagamento;
  • Spese per la frequenza di corsi di istruzione secondaria e universitaria: ricevute di pagamento;
  • Spese per la frequenza di asili nido: ricevute di pagamento;
  • Spese per addetti l’assistenza personale di soggetti  non autosufficienti;
  • Spese funebri: fatture e ricevute;
  • Iscrizione annuale e abbonamento, per ragazzi di età tra i 5 e i 18 anni, a piscine, palestre altre strutture sportive;
  • Compensi corrisposti ai soggetti di intermediazione immobiliare per l’acquisto dell’unità  immobiliare da adibire ad abitazione principale;
  • Erogazioni liberali ai partiti politici, alle ONG, alle ONLUS, alle istituzioni religiose, alle società di mutuo soccorso; alle associazioni di promozione sociale, ecc.;
  • Spese veterinarie: fatture o ricevute;
  • Contributi previdenziali, volontari, obbligatori: ricevute o quietanze di pagamento;
  • Contributi versati per il riscatto di laurea;
  • Assegno periodico per il coniuge separato o divorziato: ricevute di versamento, sentenza di separazione o divorzio, codice fiscale ex coniuge;
  • Contributi per forme pensionistiche complementari: certificazione rilasciata dal fondo di previdenza;
  • Spese sostenute per le badanti/colf: Ricevute di pagamento;
  • Spese per il recupero del patrimonio edilizio (36%, 41%, 50% o 65%): tutta la documentazione relativa agli interventi di recupero edilizio sostenuti nel 2017 e negli anni precedenti;
  • Spese per il risparmio energetico (55% o 65%): tutta la documentazione relativa al sostenimento della spesa e al riconoscimento del diritto (raccomandata Agenzia Entrate/Enea, fatture e bonifici); per i condomini, lettera dell’amministratore di condominio attestante le spese;
  • Spese per l’arredo acquistato nel 2017 e nel 2016 degli immobili ristrutturati: fatture per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), ricevute e documentazione attestanti l’effettivo pagamento (bonifici, transazione per pagamenti mediante carte di credito o debito, documentazione di addebito sul c/c);
  • Documentazione attestante il credito d’imposta per il riacquisto prima casa;
  • Scheda per la scelta della destinazione dell’8 per mille, del 5 per mille e del 2 per mille dell’IRPEF.

Se nel 2020 i bonus hanno conquistato la scena, nel 2021 il vero protagonista si conferma l’indicatore di reddito ISEE.

Il valore ISEE, infatti, serve non solo per ottenere alcuni bonus 2021 come quello legato alla connettività e agli occhiali e lenti a contatto ma anche per l’assegno universale, il cui esordio è previsto a luglio di quest’anno.

Dovrebbero farlo tutti.
È un parametro che permette di valutare la condizione economica delle famiglie tenendo conto del reddito, patrimonio e caratteristiche del nucleo familiare.

Abbiamo utilizzato l’ISEE per le rette delle mense scolastiche dei nostri figli, per gli asili nido, per l’assegno di maternità, il bonus bebè, le prestazioni scolastiche (libri scolastici, borse di studio, etc) ma anche per tutta una serie di prestazioni economiche assistenziali che vanno dalle agevolazioni per i servizi di pubblica utilità (bollette di luce, acqua, gas e telefono) al Reddito di cittadinanza.

Da quest’anno l’ISEE 2021 servirà soprattutto a sostenere una rivoluzione nel campo delle misure a sostegno delle famiglie: dall’assegno unico per i figli a carico in vigore dal 1° luglio 2021, agli incentivi per l’acquisto di un auto ecologica.

Soldi per chi finisce la naspi con il REM

L’articolo 12 del DL Sostegni prevede tre quote di REm da 400 euro, per un totale di 1.200 euro, per chi ha terminato tra il primo luglio 2020 e il 28 febbraio 2021 la NASpI o la Dis-Coll. Per il diritto a queste quote di REm, però, è necessario avere un ISEE massimo di 30mila euro.

Da sottolineare che rem e redditondi cittadinanza sono incompatibili.

 

Naspi e covid-19, anche con meno di 30 giornate

Naspi: nuovi requisiti nel decreto Sostegni per tutto il 2021

Circa 139.000 lavoratori con almeno 13 settimane di contribuzione nell’ultimo quadriennio, sono privi delle 30 giornate di lavoro negli ultimi dodici mesi, e quindi restano esclusi dalla possibilità di accedere alla NASPI.

Per questo sotto pandemia potrebbero cambiare le regole.

Secondo quanto previsto dall’art. 15, comma 1, della bozza attualmente in circolazione (il testo ufficiale non è ancora stato pubblicato):

per le NaSpI concesse a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 dicembre 2021 il requisito di cui all’art. 3 del decreto legislativo 22/2015, comma 1 lettera c) non trova applicazione.

Il requisito menzionato dal decreto Sostegni è relativo per l’appunto alle 30 giornate di lavoro effettuate negli ultimi 12 mesi.

La regola  quindi potrebbe venire temporaneamente  meno. Occorre attendere gli sviluppi.

Nuovo saldo e stralcio ex Equitalia

Alla fine è stato confermato lo stralcio delle cartelle fino a 5.000 euro, che tuttavia sarà limitato ai carichi affidati dal 2000 al 2010 ed esclusivamente per i contribuenti con redditi fino a 30.000 euro.

In favore delle partite IVA che hanno subito un calo di fatturato pari almeno al 30 per cento nel 2020, rispetto al 2019, viene inoltre introdotta la sanatoria degli avvisi bonari relativi agli anni 2017 e 2018.

Nulla di particolarmente importante nonostante le numerosissime e fuorvianti notizie che circolavano da mesi in rete.

Gli esperti definiscono questo provvedimento come un atto dovuto per alleggerire il carico inesigibile che rallentava il lavoro dell’ AER.

Nessun respiro quindi, loscopo è quello di rendere il lavoro del riscossore più snello ed efficacie.

Le limitazioni sono state imposte da PD e Leu che dopo una lunga trattativa sono riusciti ad evitare le molto più ampie richieste, di M5S e la Lega di Salvini, che chiedevano la cancellazione quasi totale per dare respiro ad imprese e famiglie colpite dalla pandemia.

Assegno Unico per i figli

L’Assegno Unico per i figli o universale, dovrebbe cominciare dal 1° luglio prossimo per i nuclei familiari con figli a carico fino al compimento del ventunesimo anno di età.

L’assegno unico e universale, che attende solo l’approvazione definitiva del Senato darà luogo alla graduale soppressione di alcune misure come l’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori, il bonus bebè e il premio alla nascita o all’adozione.

Il via dell’assegno unico e universale, probabilmente troverà applicazione dal 1° luglio 2021 ma attende ancora il via libera finale del Senato, a cui seguirà la pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale.
Ma la riforma prenderà corpo solo quando il Governo emanerà i decreti legislativi volti a riordinare, semplificare e potenziare, anche in via progressiva, le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l’assegno unico e universale, decreti che dovranno essere adottare entro un anno dall’entrata in vigore della legge delega.

Finalità e ambito di applicazione

Il beneficio economico sarà rconosciuto progressivamente a tutti i nuclei familiari con figli a carico al fine di favorire la natalità, di sostenere la genitorialità e di promuovere l’occupazione, in particolare femminile.
Attenzione però, occorre prima conseguire le relative risorse finanziarie che arriveranno in parte  dal “graduale superamento o dalla soppressione” di alcune importanti prestazioni e misure attualmente vigenti.

Assegno Unico per figli fino a 21 anni

L’assegno è riconosciuto mensilmente per:
– per ogni figlio nascituro a decorrere dal settimo mese di gravidanza;
– per ciascun figlio minorenne a carico;
– per ciascun figlio maggiorenne a carico e fino al compimento del ventunesimo anno di età purchè (si tratta di condizioni alternative) frequenti un percorso di formazione scolastica o professionale o un corso di laurea; svolga un tirocinio ovvero un’attività lavorativa limitata, con reddito complessivo inferiore a un determinato importo annuale; sia registrato come soggetto disoccupato e in cerca di lavoro presso un centro per l’impiego o un’agenzia per il lavoro; svolga il servizio civile universale;
– per ciascun figlio disabile anche dopo il compimento del ventunesimo anno di età, qualora risulti ancora a carico.

Chi potrà ottenerlo e requisiti

Intanto possono chiederlo entrambi i genitori, tra i quali viene ripartito in egual misura. In loro assenza, spetta a chi esercita la responsabilità genitoriale.
In caso di separazione legale ed effettiva, annullamento, divorzio l’assegno, se manca un accordo, viene erogato al genitore affidatario mentre, nel caso di affidamento congiunto o condiviso, l’assegno è ripartito in pari misura tra i genitori.
In caso di figlio maggiorenne a carico l’importo può essere corrisposto direttamente al figlio, su sua richiesta, al fine di favorirne l’autonomia.
I genitori (o gli altri richiedenti) devono essere possedere cumulativamente i seguenti requisiti:
– avere la cittadinanza italiana o essere cittadini comunitari, o un suo familiare, con diritto di soggiorno o diritto di soggiorno permanente, ovvero essere cittadini extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o del permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricerca, di durata almeno annuale;
– essere soggetti al pagamento dell’imposta sul reddito in Italia;
– essere residenti e domiciliati, con i figli a carico, in Italia per l’intera durata del beneficio;
– essere stato o essere residente in Italia per almeno due anni, anche non continuativi, ovvero essere titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, o a tempo determinato di durata almeno biennale.

Criteri di calcolo dell’assegno

Il beneficio è modulato sulla base della condizione economica del nucleo familiare, individuata attraverso l’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) o sue componenti, tenendo conto dell’età dei figli a carico e dei possibili effetti di disincentivo al lavoro per il secondo percettore di reddito nel nucleo familiare.
L’importo base in tal modo definito è soggetto a maggiorazioni in caso di figli successivi al secondo (dal terzo in poi) nonchè per le madri con meno di 21 anni.
L’Assegno Unico prevede inoltre varianti a favore dei figli disabili. La maggiorazione dell’assegno dovrà essere prevista secondo un’aliquota non inferiore al 30 per cento e non superiore al 50 per cento, per ciascun figlio con disabilità, rispettivamente minorenne o maggiorenne e di età inferiore a ventuno anni, con importo della maggiorazione graduato secondo le classificazioni della condizione di disabilità.
Ai figli disabili di età pari o superiore a ventuno anni, ancora a carico, non spetta invece alcuna maggiorazione.

Modalità di corresponsione

L’assegno è liquidato come credito d’imposta ovvero come erogazione mensile di una somma in denaro.
Se il nucleo familiare è titolare di reddito di cittadinanza o di pensione di cittadinanza l’assegno è corrisposto congiuntamente ad esso e secondo le modalità di erogazione del beneficio economico relativo al medesimo reddito (o pensione).

Prestazioni compatibili

L’assegno può essere erogato ai percettori del reddito di cittadinanza e della pensione di cittadinanza con prestazione rimodulata nell’ammontare complessivo in considerazione dei componenti di minore età presenti nel nucleo familiare.
L’assegno è compatibile anche con la fruizione di eventuali altre misure in denaro a favore dei figli a carico erogate dalle regioni, dalle province autonome di Trento e di Bolzano e dagli enti locali.
L’assegno non è considerato per la richiesta e per il calcolo delle prestazioni sociali agevolate, dei trattamenti assistenziali e di altri benefici e prestazioni sociali (previsti da altre norme) in favore dei figli con disabilità.
Le borse di lavoro volte all’inclusione o all’avvicinamento in attività lavorative di persone con disabilità non sono considerate ai fini dell’accesso all’assegno e per il calcolo dello stesso.

Prestazioni che saranno soppresse

Ecco alcune misure attualmente vigenti che molto probabilmente saranno soppresse:
· assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori;
· bonus bebè o assegno di natalità;
· premio alla nascita o all’adozione;
· Fondo di sostegno alla natalità (fondo rotativo inteso a favorire l’accesso al credito delle famiglie con uno o più figli, nati o adottati a decorrere dal 2017, mediante il rilascio di garanzie dirette, anche fideiussorie, alle banche e agli intermediari finanziari).
E, subordinatamente ad una più ampia riforma del sistema fiscale:
· detrazioni fiscali previste dall’articolo 12, commi 1, lettera c), e 1-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;
· assegno per il nucleo familiare, previsto dall’articolo 2 del decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153, nonché degli assegni familiari previsti dal testo unico delle norme concernenti gli assegni familiari, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1955, n. 797.

Prime case e partite iva sotto attacco

Ci siamo! È tornato più pesante che mai, al centro dell’attenzione politica ed economica, uno degli argomenti più sentiti in Italia. Ad essere preso di mira è il settore immobiliare, da sempre antagonista del ramo finanziario in tema di risparmio e investinenti.
A sferrare gli attacchi sono i rappresentanti del del sistema bancario.
Non a caso ad esporsi è stato Vincenzo Visco durante la sua decisa risposta in una audizione dell’1 febbraio davanti alle commissioni Finanze di Camera e Senato. Quest’ultimo, innanzi tutto, ha tirato in ballo il regime forfettario, dichiarando che la detassazione e la mancata applicazione dell’iva, delle addizionali irpef regionali e comunali avrebbe creato una discriminazione con i lavoratori dipendenti con lo stesso reddito.
Peccato però che l’ex ministro ha fatto finta di non considerare la profonda differenza, in termini di tutela e assistenza, che grava contro l’esercito delle partite iva. Infatti i possessori non godono di periodi di malattia, non ricevono sostegni di tipo economico come gli assegni familiari o la NASPI, non possono godere di ferie, riposi e festività retribuite e in qualità di imprenditori portano avanti la loro attività mettendo a rischio le loro personali risorse economiche, magari proprio per crearsi quel lavoro che non hanno trovato come dipendenti.
Finiti gli attacchi ai lavoratori autonomi lo stesso Visco ha puntato il dito contro il settore immobiliare, da sempre investimento e area di risparmio degli italiani a scapito del mercato finanziario.
Visco ha attaccato il settore immobiliare definendolo “sottotassato nel nostro ordinamento”, cominciando da “l’abitazione principale”. Secondo l’ex ministro del Tesoro la presunta sottotassazione “determina un aumento artificiale del valore degli immobili e un indebito arricchimento dei proprietari” infine “una distorsione degli investimenti delle famiglie che penalizza gli investimenti in altri settori”, ovviamente si riferiva appunto al mercato finanziario.
Viste le premesse sono certo che il prossimo Presidente del Consiglio sarà proprio l’esponente più illustre e storico del sistema bancario, Mario Draghi.
Se così fosse, come sembra, l’Italia finirebbe definitivamente in mano ai banchieri? Forse si, alla faccia di tutti gli elettori che hanno sostenuto politici, che a caccia di voti, si schieravano spudoratamente e apertamente contro i poteri forti.

Legge di Bilancio 20/21, primo via libera del CDM, confermato l’assegno unico

Il Consiglio dei Ministri dà il via libera alla prima versione della Legge di Bilancio 2021. Tra le novità fiscali: creazione di un Fondo per la riforma fiscale, assegno unico per i figli a carico, abolizione dal 2022 dell’esterometro, proroga dei bonus casa, proroga del bonus bebè, proroga della cassa integrazione, novità sulle pensioni.

Facebook pericolo per la democrazia! Il fondatore messo KO

Numerosi utenti, associazioni, o singoli blogger sono stati censurati da Facebook che ha cancellato a loro in pochi minuti le pagine con cui facevano opinione. Con loro sono stati oscurati e cancellati articoli, comenti, discussioni, informazioni.

Un atteggiamento che non ha precedenti in Italia. Mai prima di ora un social aveva optato per la messa al bando integrale e senza appello di persone e organizzazioni, politicamente, non gradite.

Bene! La musica sembra cambiare. Il fondatore del social più potente al mondo è stato messo ko dal senatore repubblicano del Missouri Josh Hawley.

Il senatore ha messo più volte sotto scacco Mark Zuckerberg.

Il senatore davanti al congresso ha trattato argomenti come la “messa in discussione” di valori cardine come la democrazia pilastro della libertà in tutte le democrazie avanzate: “Alla fine del XIX secolo, i capi delle più grandi aziende americane, i “baroni briganti”, si misero insieme e stabilirono tariffe e prezzi, decisero come controllare i flussi di informazioni e come liberarsi della concorrenza e che io sia maledetto se ora non ci troviamo di nuovo in tale situazione! Soltanto che questa volta siete voi i “baroni briganti” – afferma il senatore – le vostre aziende sono le più potenti del mondo e vorrei parlare di come vi state coordinando insieme per il controllo dell’informazione”.

Ci tengo a precisare, per chi non lo sapesse che tra le accuse mosse al social ci sarebbe che gli operatori di Facebook potrebbero avere accesso a tutte le vostre informazioni, messaggi, immagini e quant’altro, non solo quelle che condividete sul portale ma tutte quelle che fate girare nella rete.